sabato 25 ottobre 2008

Foto 48: "Mission San Giorgio"



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Quando ieri alla conferenza guardavo il mio cartellino sborone mi sentivo al massimo della mia Spannung esistenziale. Io, in mezzo a gente che parla fluentemente 12 lingue e che ne sa a pacchi di tutto. Mi piace essere invitato in queste riunioni di distinti filosofi e, allo stesso tempo, ricordarmi di quanto in fondo mi piaccia essere provinciale e chiuso in me stesso. Essere solo un contadino è deprimente, ma anche essere davvero un supersburone sarebbe banale. Mi piace tenere i piedi in due staffe, tendere contemporaneamente in ambedue le direzioni: sognare di fare carriera ma, allo stesso tempo, sognare di avere un ufficio a San Giorgio, in mezzo al campo, scambiando due chiacchiere coi contadini che scancherano in dialetto mentre vanno a zappare.
Che poi anche San Giorgio è ambivalente, perchè è in tensione tra nullità provinciale e importanza strategica internazionale. Guardavo un'intervista a Richard Gardner, prof di legge alla Columbia, ex ambasciatore americano in Italia alla fine degli anni 70. Diceva che gli americani all'epoca avevano paura dei comunisti al governo perchè avrebbero cercato di smantellare le basi americane in Italia, che, dice, erano le più importanti. E la base di Pisignano era tra quelle. Pisignano, per chi non lo sa, è a pochi km da San Giorgio. Certo, non è di per se una base americana come Aviano, ma in tempo di guerra lo diventa. Quando sei nel campo, alle 4 del pomeriggio, senti la sirena militare che dà la libera uscita ai soldati, vedi i militari tornare a casa lungo la mia strada, vedi tutto i lgiorno gli aerei in esercitazione. Negli anni settanta, insomma, la superpotenza americana strippava per poter appoggiare il culo a San Giorgio.

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